L'apparenza (Lucio Battisti, 1988)


Ricordo perfettamente dov'ero e cosa ho provato la prima volta che ho messo questo disco sul piatto. Un continuo flusso liquido di musica e parole, un magma di rimandi e rimbalzi fonetici e poetici. Qualcosa che non si era mai sentito prima, e non si sarebbe più sentito, perché a parte lui stesso nelle sue opere successive nessuno ha più tentato di imitarlo. Battisti e Panella destrutturano il concetto stesso di canzone e di testo, con versi che ad ogni ascolto rivelano nuovi significati. A dispetto di tutti coloro che regolarmente omettono l'ultimo periodo della discografia di Lucio Battisti, questo è un capolavoro. (P.S. credo di essere uno dei pochi che ha suonato uno di questi brani dal vivo).